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 Le vostre difese psichiche:come vi imbrogliate e vi illudete

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MessaggioTitolo: Le vostre difese psichiche:come vi imbrogliate e vi illudete   Dom Nov 18, 2007 11:38 am

Da molto tempo cercavo di descrivere con mie parole le difese psichiche che mettiamo in funzione per prenderci in giro, illuderci e in questo modo non vivendo una vita "reale".
Autosabotandoci e illudendoci non possiamo fare altro che farlo anche con gli altri e agli altri. Viviamo quindi in continue illusioni, niente di reale.
Le mie descrizioni le ho messe da parte per far posot a quelle più complete trovate nel mio libro di processi affettivi. Il professor Paolo Bonaiuto le ha classicficate per noi eccole qui... vedete in quale vi riconoscete.. siate sincere con voi stessi, non illudetevi ancora Very Happy

Passiamo, ora a descrivere sistematicamente, disponendoli in ordine al­fabetico, i meccanismi di difesa psichica che generalmente corrispondono a "reazioni inadeguate" alla frustrazione e che sono stati osservati - soprattut­to sul terreno clinico - in una grande generalità di casi, ai quali viene fatto ri­ferimento più di frequente da parte degli autori che si sono occupati di que­sti argomenti. Fra i vari contributi vanno ricordati, in particolare, Vaillant (1971), Perry, Cooper (1986), Lingiardi, Madeddu (1994); mentre un elenco ragionato e aggiornato si trova nel volume di Bartoli, Bonaiuto (1997).
Acting out. Espressione incontrollata di impulsi, desideri e sentimenti attraverso comportarmenti non preceduti da riflessione sui moventi e sulle conseguenze. Gli "agiti" (orge alimentari, ubriacature, avventure sessuali, percosse, atti vandalici, incidenti d'auto per guida pericolosa ecc.) possono risultare socialmente dannosi o autodistruttivi e consentono unicamente una scarica immediata della tensione.
Affiliazione. Ricerca e costruzione di un rapporto in cui affidarsi ad altri per ricevere sostegno ed aiuto, davanti a conflitti emotivi e fonti di stress. Può comportare l'appartenenza ad un'organizzazione, oppure la fruizione di una relazione professionale o di un semplice rapporto confidenziale (Perry, 1990). Rientra, a nostro parere, nell'area più generale dei comportamenti di attacca­mento che Bowlby (1969) ha efficacemente descritto, cogliendone in rapporto a particolari evenienze come la perdita dell'oggetto d'amore, il ruolo difensi­vo nei confronti dell'angoscia di separazione (Bartoli, 1990).
Aggressione. Tentativo di raggiungere uno stato di detensione attraverso condotte in tutto o in parte distruttive, rivolte verso strutture esterne. È una delle componenti in cui si articola di fatto l'acting out.
Aggressione passiva. Espressione indiretta dell'ostilità - temuta come fonte di punizione e di rifiuto - attraverso comportamenti di resistenza passiva (dimenticanze, mancata collaborazione, lentezza, procrastinazione degli impegni assunti) camuffati da apparente disponibilità verso gli altri. In casi estremi (rivolgimento contro il sè), l'aggressività viene rivolta contro se stessi attraverso piccoli atti di autolesionismo, che hanno lo scopo di irritare l'altro, evitando l'angoscia del senso di colpa.
Altruismo. Dedizione ad attività socialmente utili attraverso cui ricevere, seppure in modo indiretto (ad esempio, grazie all'identificazione con il beneficato), gratificazioni parziali dei propri bisogni, indennizzi rispetto a privazioni passate e sicurezza rispetto ad una temuta impotenza. Nelle relazioni private la generosità altruistica può comportare forme velate di ricatto affettivo sul partner, sul quale viene fatto pesare l'obbligo di contraccambiare nella stessa misura.
Annullamento retroattivo. Coazione a cancellare un atteggiamento o un'azione originaria con un comportamento successivo contraddittorio e simbolicamente riparativo del primo. Può risolversi, per via del rapido alternarsi tra tendenze opposte, in aspetti di sostanziale indecisione della persona.
Ascetismo. Meccanismo più potente della rimozione, il quale consiste in un rifiuto indiscriminato di tutte le componenti istintuali (Freud, 1936). Si presenta per lo più nel corso dell'adolescenza, in concomitanza con l'intensificarsi delle spinte istintuali. Si manifesta con atteggiamenti di diffidenza verso il godimento in generale e con l'opposizione ai desideri più urgenti, mediante la mobilitazione di proibizioni altrettanto rigorose. Ne possono conseguire comportamenti, di evitamento verso le compagnie, gli spettacoli, le esperienze ludiche e di soddisfazione in generale. In, casi estremi, si registrano forme imponenti di mortificazione autoimposta, come quelle nei confronti del cibo, fino all'anoressia. Talora, in modo inatteso, i comportamenti ascetizzanti vengono sostituiti dal loro opposto, ovvero da eccessi nella ricerca di gratificazioni istintuali.
Controllo onnipotente. Assunzione di atteggiamenti di ipersicurezza e grandiosità allo scopo di padroneggiare esperienze di delusione, impotenza e scarso valore, realisticamente motivate. Talora si accompagna alla credenza di possedere poteri magici di influenzamento della realtà.
Conversione somatica (detta anche "somatizzazione" tout court). Tendenza ad utilizzare il canale somatico per far defluire e nel contempo esprimere lo stato di sofferenza psichica. Le manifestazioni più comuni sono date da sintomi circoscritti a livello corporeo, in assenza di lesioni organiche o anche da stati di malessere più diffuso e generalizzato.
Diniego. Rifiuto di riconoscere aspetti penosi della realtà esterna o interna che per altri sono evidenti e la cui ammissione potrebbe procurare paura, vergogna o altri sentimenti dolorosi. Si pensi ai medici che "non vedono" i segni precoci del cancro su di sé, alle madri che non assumono per vera la notizia della morte di un figlio, o ancora a chi, messo innanzi ad atti vergognosi da lui stesso compiuti, "nega l'evidenza", pur senza mentire. Il diniego è anche coinvolte nel processo di idealizzazione: allorché ci si libera della necessità di considerare gli aspetti cattivi dell'oggetto, sostituendovi l'immagine di un corrispondente oggetto buono privo di imperfezioni (Rosenfeld, 1983). La Klein (1946), descrivendo le fantasie di annichilimento che scaturiscono da operazioni psichiche d soppressione totale di parti del sé o dell'oggetto, sottolinea la violenza radicale di questo meccanismo. Secondo alcuni autori (Hinshelwood 1989) proprio questa violenza di marca onnipotente lo contraddistingue rispetto alla rimozione, nella quale la soppressione di consapevolezza e ricordo, riguardo a certi eventi si concilierebbe con un maggior rispetto della realtà.
(continua alla parte 2)
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