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 Difese psichiche parte 3

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MessaggioTitolo: Difese psichiche parte 3   Dom Nov 18, 2007 11:39 am

(parte 3)

Intellettualizzazione. Descrizione di componenti significative ed altamente emotigene della propria esperienza (ad esempio, la sessualità o le difficoltà personali) in termini generalizzati, astratti e intellettualistici. È stato, illustrato efficacemente da A. Freud (1936) come meccanismo usato di fre­quente dagli adolescenti per controllare l'ansia che si accompagna agli emer­genti impulsi sessuali.
Ipocondria (o ipocondriasi, secondo Perry, 1990). Atteggiamento di la­mentazione, a contenuto somatico o esistenziale, sproporzionato rispetto al­l'entità effettiva dei disagi personali. Le richieste d'aiuto avanzate insisten­temente sono solo apparenti; di fatto la persona respinge ogni reale offerta di aiuto, svelando in tal modo l'intolleranza per la propria dipendenza emotiva. Secondo alcuni autori, tuttavia, il rifiuto tenace dell'aiuto altrui nasconde­rebbe una sofferenza profonda per fallimenti precoci nella comunicazione interpersonale: sofferenza esprimibile soltanto attraverso il linguaggio del corpo. E la persistenza delle lamentazioni somatiche parrebbe segnalare il bisogno di uno sguardo attento e di un contatto interpersonale emotivamen­te più intenso e gratificante.
Isolamento. Impossibilità di sperimentare contemporaneamente le com­ponenti cognitive ed emotive dell'esperienza. Le due componenti sono tenu­te rigidamente separate a scapito dell'affetto che non viene riconosciuto. Non è facile differenziare questo meccanismo dall'intellettualizzazione, alla quale spesso si accompagna, se non perché preserva l'attitudine al dettaglio e alla concretezza. Si possono citare come esempio i resoconti biografici of­ferti da certe personalità ossessive: estremamente analitici, ma deprivati di qualsiasi sfumatura emotiva.
Negazione. Permettere ad un contenuto rimosso di pervenire fino alla coscienza a condizione che possa essere negato. La negazione è una manie­ra per prender nota del rimosso; è in fondo l'eliminazione della rimozione, ma non ancora l'accettazione di ciò che era stato rimosso (Freud, 1925a). So­no considerate indicative certe espressioni di pazienti in trattamento psicoa­nalitico, come ad esempio: "Nel sogno compariva una donna attraente: era vestita come mia madre, aveva i capelli come i suoi, ma non era mia madre"; oppure, davanti ad un'interpretazione del terapeuta che risulti assai pregnan­te, "Non ci avevo proprio pensato".
Proiezione. Attribuzione erronea, ad oggetti della realtà esterna, di elemen­ti non accettati della propria esperienza interiore. Compaiono in maniera conco­mitante atteggiamenti di diffidenza, sospettosità, pregiudizio nei confronti degli altri, che possono essere singoli individui, piccoli gruppi, minoranze etniche o sociali. A differenza dell'identificazione proiettiva che consente un interscambio più fluido, per quanto confuso, di emozioni e parti di sé, la proiezione compor­ta il pieno disconoscimento di quanto viene esteriorizzato.
Razionalizzazione. Attribuzione di spiegazioni fittizie, ma plausibili, ad azioni compiute in base a motivi che, se riconosciuti, comporterebbero feri­te narcisistiche o disagio sociale. La distorsione di aspetti della realtà inter­na può configurarsi come un inconsapevole "mentire a se stessi". È il classi­co esempio della volpe di Fedro, la quale, dopo aver tentato invano di affer­rare un grappolo d'uva appetibile, ma fuori dalla sua portata, vi rinuncia di­cendo: "Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba".
Regressione. Riedizione davanti a situazioni di stress, di sequenze com­portamentali che, in fasi evolutive antecedenti, sono state sperimentate come tali da procurare gratificazione ai bisogni e immediato sollievo alla tensione.
Repressione. Accantonamento volontario e temporaneo di esperienze disturbanti: o in attesa che maturino condizioni idonee a fronteggiare il pro­blema, o perché si è pressati da impegni più urgenti.
Rimozione. Processo involontario di allontanamento dalla coscienza di desideri, emozioni, pensieri disturbanti. Talora è preservata la consapevolez­za di un affetto o di un impulso, ma non delle rappresentazioni mentali che vi si connettono, come risulta evidente anche da semplici espressioni del lin­guaggio quotidiano quali: "Ho paura"; "Sono irritato"; "Ho voglia di pian­gere, ma non so perché".
Riparazione. Tentativo di restaurare o ricreare l'oggetto d'amore che si teme deteriorato da precedenti condotte. In particolare si tratta di una difesa mobilizzata specialmente in presenza di angosce depressive maturate nella propria ambivalenza affettiva verso l'oggetto d'amore.
Scissione. Tendenza a tenere separate nel sé e negli altri gli aspetti posi­tivi e negativi, con incapacità di integrarli in immagini coesive. Ne deriva una visione estremamente polarizzata e parziale della realtà interna ed ester­na (tutta "bianca" o tutta "nera" con possibilità di rapidi e imprevedibili ca­povolgimenti nella percezione delle qualità emotive. La percezione delle contraddizioni e delle sfumature è esclusa dall'esperienza.
Spostamento. Estensione di idee, sentimenti o atti dalla persona che ne è l'obiettivo originario, ad altra persona od oggetto che siano a qualche titolo assimilabili alla prima. Si tratta di un meccanismo che può concorrere al­la formazione delle fobie. Ne è un esempio il caso del piccolo Hans (S. Freud, 1908b), che, attraverso la sua fobia per i cavalli, può esternare senza pericolo i sentimenti ambivalenti e l'angoscia originariamente provati per il padre.
Stereotipia. Tentativo di evitare l'ansia derivante da motivi e scelte re­sponsabili, attraverso il rifiuto di variazioni articolate, innovazioni e aspetti plastici della condotta. Il soggetto si rifugia in formule semplici e ripetitive di comportamento: dall'immaginazione all'azione pratica.
Sublimazione. Incanalamento di sentimenti e impulsi inaccettabili verso azioni che conservano una traccia di quei sentimenti e impulsi, ma che non entrano in conflitto col sistema di valori. Lo sport, le lotte sociali, la crea­zione artistica, in questa prospettiva, sono considerati esiti felici di un lavo­ro di trasformazione condotto su impulsi aggressivi e sentimenti di perdita.
Svalutazione. Attribuzione di caratteristiche esageratamente negative a se stesso o agli altri, allo scopo di rinforzare la propria autostima. Svalutan- do se stessi, si preparano giustificazioni davanti ad un eventuale insuccesso ("Valgo così poco!"); svalutando gli altri si cerca di ridurre la disparità al- l'interno di una situazione di confronto che si teme configurarsi a proprio sfavore.
Umorismo. Attitudine a cogliere gli aspetti divertenti di situazioni con­flittuali. Comporta la capacità di dare espressione simbolica alle componen­ti conflittuali, con ciò alleviando la tensione che ne deriva. Va distinto dal sarcasmo e dalla canzonatura, che sono forme di aggressività mascherata di­retta contro qualcuno. L'esperienza dello humor può essere a sua volta ana­lizzata, rivelandosi costituita da una costellazione di componenti emotivo-cognitive.
In questo elenco non abbiamo incluso alcuni meccanismi indicati da Horowitz (1988) come vere e proprie difese: la distorsione, l'esagerazione, la minimizzazione. Ci sembra infatti che la distorsione, intesa come proces­so volto ad alterare significati e valutazioni attribuite ad aspetti della realtà, sia una caratteristica comune alla maggior parte delle difese. In particolare, esagerazione e minimizzazione costituiscono le due possibili direzioni se­condo cui realizzare la distorsione: l'accentuare o il ridurre le qualità e il va­lore di determinate situazioni, onde proteggere autostima ed equilibrio per­sonale. Festinger (1957), studioso attento dei fenomeni di "dissonanza cognitiva'', illustrò in modo assai efficace l'azione combinata di questi due meccanismi quando dimostrò sperimentalmente che in genere le persone, una volta effettuata una scelta tra alternative concorrenti, tendono - per con­fermarsi nella decisione presa - a sovrastimare il valore dell'alternativa pre­scelta e a sottostimare il valore di ciò a cui hanno rinunciato. Apparente-mente sovrapponibili a idealizzazione e svalutazione, i due tipi di distorsio­ne descritti ci sembrano far parte di processi psichici più generali che trava­licano la pura finalità difensiva.
Sul piano delle applicazioni pratiche e particolarmente ai fini dell'in­terpretazione e della prevenzione di malattie a componente psicosomatica (inclusi i tumori maligni), viene discusso attualmente anche il ruolo di con­dotte difensive definibili con il concetto di ricerca di armonia sociale (Har-mony). Come meccanismo difensivo, ciò consiste nel perseguire l'accordo sociale come valore predominante, nell'evitare accuratamente i conflitti in­terpersonali aperti, al costo di considerevoli coartazioni emotive e di con­dotte fortemente rinunciatarie e auto-sacrificali (nella lingua inglese: Self-Sacrifice; Spielberger, 1988; Spielberger, Reheiser, 2000).
Una parziale affinità si può reperire con il meccanismo difensivo già de­scritto sotto l'etichetta di "Altruismo".
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